I PFAS, noti come “sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche”, rappresentano una delle principali emergenze ambientali in Italia, con contaminazioni diffuse che minacciano acque, suoli e salute pubblica. A fronte di questo scenario, è importante analizzare la loro presenza, i rischi associati e le strategie di gestione, evidenziando il ruolo di approcci specialistici con interventi mirati di risanamento.
Origini e diffusione dei PFAS
I PFAS sono stati ampiamente utilizzati in Italia fin dagli anni ’60, principalmente in rivestimenti antiaderenti come il Teflon, tessuti impermeabili e antimacchia, schiume antincendio AFFF, imballaggi alimentari, vernici, cere e detergenti industriali. La loro dispersione nell’ambiente deriva da produzioni industriali storiche che hanno rilasciato questi inquinanti, contaminando falde acquifere su vasta scala.
Oggi, i PFAS si trovano ubiquitari: un’indagine di Greenpeace Italia del 2024 ha rilevato la loro presenza nel 79% dei campioni di acqua potabile prelevati in 235 città di tutte le regioni, con picchi a Castellazzo Bormida (AL, 539,4 ng/L), Ferrara (375,5 ng/L) e Novara (372,6 ng/L). Regioni come Sardegna (77% positivi al TFA), Trentino-Alto Adige (75%) e Piemonte (69%) mostrano contaminazioni particolarmente diffuse, con Lombardia e Veneto altrettanto colpite. In Piemonte, si stimano almeno 125.000 persone a rischio solo per casi noti.
Questi inquinanti persistenti migrano facilmente nel sottosuolo, accumulandosi in falde e suoli agricoli, dove entrano nella catena alimentare: tra 2011 e 2021, i PFAS in frutta e verdura italiani sono aumentati di oltre 5 volte, con ortaggi su del 536% rispetto alla media UE.
Perché i PFAS sono un problema persistente
La loro struttura chimica, con legami C-F covalenti, li rende “inquinanti eterni”: non si degradano facilmente, bioaccumulandosi in acqua, suolo e organismi viventi. In Italia, ciò si traduce in una contaminazione cronica delle acque potabili, con il 41% dei campioni che supera i limiti danesi e il 22% quelli USA.
Il loro ingresso nella catena alimentare amplifica i rischi: studi EFSA indicano TDI (dose giornaliera tollerabile) basse per PFOS (150 ng/kg peso corporeo) e PFOA (1,5 ng/kg), ma i “cocktail chimici” in alimenti vegetali e animali superano spesso questi valori. Suoli contaminati riducono la produttività agricola e trasferiscono PFAS a colture, esponendo popolazioni vulnerabili come donne incinte e bambini.
Rischi per la salute pubblica
L’esposizione prolungata ai PFAS è associata a gravi effetti sanitari, supportati da letteratura scientifica. Il National Toxicology Program (NTP) conclude che PFOA e PFOS compromettono il sistema immunitario, riducendo la produzione di anticorpi e aumentando la vulnerabilità alle infezioni. Studi OMS classificano il PFOA come cancerogeno, con legami a disfunzioni tiroidee, problemi riproduttivi, obesità e malattie metaboliche.
Normative e attualità in Italia ed Europa
La crescente attenzione deriva da contaminazioni diffuse e normative restrittive. La Direttiva UE 2020/2184 impone dal gennaio 2026 limiti a PFAS totali (0,50 µg/L) e somma 20 PFAS (0,10 µg/L), recepiti in Italia dal D.Lgs. 18/2023 e D.Lgs. 102/2025 con soglie più severe: PFAS totali ≤0,10 µg/L e somma 4 PFAS (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) ≤0,02 µg/L. Il governo italiano ha però rinviato di 6 mesi l’entrata in vigore del parametro “somma di PFAS” (100 ng/L) per adeguamenti gestionali.
ISPRA riporta 16.365 procedimenti in corso e 22.191 conclusi al 2024, coinvolgendo quasi un comune su due, con focus su SIR (Siti di Interesse Regionale). Il Regolamento UE 2023/915 fissa limiti in alimenti ad alto rischio come carne, uova e prodotti per infanti.
| Aspetto | Dati ISPRA 2024 | Impatto PFAS |
| Procedimenti in corso | 16.365 | Focus su falde acquifere |
| Procedimenti conclusi | 22.191 | Priorità SIR contaminati |
| Superfici interessate | Quasi 1 comune su 2 | Migrazione suoli-acque |
Strategie di monitoraggio avanzato
I PFAS sono tra i contaminanti più difficili da monitorare in ambiente perché sono molto mobili e persistenti (non degradano facilmente), formando ampi e complessi plumes di contaminazione in relazione alle differenti permeabilità del sottosuolo.
I metodi di monitoraggio tradizionali consentono la sola misura di concentrazione istantanea, che però fornisce informazioni limitate sul rischio reale di diffusione dei PFAS. I PFAS sono generalmente molecole piccole e molto solubili, poco adsorbite dai terreni, per questo diventa importante conoscereil flusso di massa e non solo la concentrazione, sapere quindi quanto contaminante sta effettivamente passando attraverso una profondità o un’area, al fine di ottenere una valutazione più accurata del rischio reale di contaminazione che permetta di sviluppare progetti di bonifica più efficienti.
L’utilizzo di tecnologie di monitoraggio ad alta risoluzione, associate all’impiego di particolari campionatori progettati per registrare le concentrazioni nel tempo, permette di caratterizzare in maniera accurata e dettagliata il trasporto effettivo dei contaminanti in falda, offrendo una misura integrata e rappresentativa delle dinamiche reali.
Tecniche come Direct Image® HPT (Hydraulic Profiling Tool) forniscono immagini 2D/3D del sottosuolo, rilevando geologia ed idrogeologia dei terreni in tempo reale, fornendo informazioni chiave sul posizionamento e numero di campionatori, evitando zone idraulicamente irrilevanti.
In Italia, approcci multidisciplinari integrano sensori per litostratigrafia e contaminanti organici, superando i campionamenti puntuali tradizionali. SGM Geologia e Ambiente impiega strumentazioni all’avanguardia per indagini geognostiche, garantendo dati affidabili per valutazioni risk-based.
Tecniche di bonifica e gestione
Attualmente la bonifica dei PFAS è considerata un processo estremamente complesso, costoso e in molti casi ancora non risolutivo: le tecnologie disponibili permettono soprattutto di contenere la contaminazione, più che eliminarla definitivamente. Le ricerche più recenti stanno però aprendo nuove possibilità, come materiali fotocatalitici capaci di degradare alcune molecole PFAS
Il ruolo di SGM Geologia e Ambiente come partner tecnico-scientifico
Competenze geologiche trasformano rischi PFAS in azioni gestibili: dalla caratterizzazione siti a consulenza per aziende e enti locali, SGM Geologia e Ambiente integra ingegneria ambientale, perforazioni geotecniche e bonifiche per compliance normativa. Il team multidisciplinare applica metodologie innovative, posizionando l’azienda leader in sostenibilità.
Last modified: 5 Febbraio 2026